Serre intelligenti in Kenya per combattere il cambiamento climatico
Luca Indemini
La contea di Laikipia, situata nel Kenya settentrionale, è una regione semi-arida che sta subendo i drammatici effetti del cambiamento climatico.
I Masai che abitano questa contea devono spesso fare i conti con la mancanza di cibo nutriente. Gli uomini si occupano dell’allevamento del bestiame, mentre le donne sono lasciate a occuparsi dei compiti domestici ed educativi, oltre che delle attività marginali dell’agricoltura e del commercio. La produzione agricola interna è insufficiente a soddisfare le esigenze delle comunità. Inoltre, ci sono continui conflitti tra i gruppi per assicurarsi l’accesso alle scarse risorse idriche per le mandrie.
Di conseguenza, la sperimentazione di soluzioni tecnologiche innovative per l’agricoltura locale può avere un impatto significativo in vari ambiti, tra cui la sicurezza alimentare, il sostentamento economico, la resilienza al clima e l’empowerment delle donne.
“Il progetto “The Smart Greenhouse“, realizzato dall’organizzazione CELIM (Centro Laici Italiani per le Missioni) e sostenuto dal programma “Innovazione per lo Sviluppo”, sfruttando tecnologie innovative e sistemi di controllo climatico, è riuscito ad aumentare la produzione agricola, garantendo la coltivazione tutto l’anno e migliorando sostanzialmente la resa dei raccolti.
Citato come esempio di buona pratica nell’applicazione delle ICT per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), nella ricerca “The Role of ICT in Achieving SDGs in Countries with Low Digital Infrastructure“, il progetto prevede l’installazione di serre intelligenti, dotate di sensori che raccolgono dati sui tipi di colture e sui terreni e li abbinano ai dati meteorologici e climatici. In questo modo saranno disponibili informazioni in tempo reale sulle esigenze di fertilizzazione e irrigazione di ogni coltura, che verranno comunicati attraverso smartphone.
In questo modo è possibile attivare l’impianto di irrigazione, accendere i ventilatori in caso di eccessiva umidità all’interno della serra, che può essere aperta o chiusa in base ai dati sulla temperatura. Inoltre, il sistema invia avvisi sui livelli bassi o alti di fertilizzante.
Hanno potuto beneficiare del progetto 299 produttori, di cui 293 donne, in quattro diverse comunità (Nabulu, Osuguroi, Twala e Naatum).
Oltre ad avere un forte impatto sulla sicurezza alimentare, questa soluzione tecnologica innovativa consente di vendere i prodotti in eccedenza, garantendo così ulteriori entrate alle comunità. Inoltre, rafforza la capacità di affrontare sia la transizione climatica che l’emancipazione sociale delle donne, impattando in questo modo su più SDGs.
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Sarah Corti
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