Tecnologie digitali e il rischio di perdere la capacità di distinguere il vero dal falso
Norberto Patrignani inizia la sua masterclass “Metodologie e Approcci Critici per una gestione Etica dell’informatica e del digitale” mostrando un dipinto di Pellegrino Tibaldi (riprodotto nella copertina diquesto articolo). Non solo perché, come ha sottolineato, “è uno dei più begli affreschi del Rinascimento italiano”, ma soprattutto perché nel dipinto “Zeno di Elea spiega ai giovani, alla giovane generazione, come distinguere il vero dal falso, che è esattamente il problema che stiamo vivendo noi. È uno dei più grandi problemi sociali legati alla tecnologia digitale: il rischio di perdere la capacità di distinguere il vero dal falso”.
Patrignani cita Deborah G. Johnson per sottolineare che “la tecnologia non è neutra, la tecnologia e la società si plasmano a vicenda. Si parla di co-shaping, di plasmarsi a vicenda”.
Per capire come si sono plasmate a vicenda ripercorre la storia dell’informatica, da Babbage a Turing, per arrivare a fornire una descrizione chiara del computer: “una macchina per eseguire algoritmi fatta con quattro componenti: l’input, la memoria, l’elaborazione e l’output”.
Le macchine che permettono di raccogliere e gestire i dati necessari a produrre l’output cambiano nel tempo e si può parlare tre grandi ere: “L’era dei grandi computer, l’era dei mainframe, iniziata nel 1950, in cui la memoria e l’elaborazione non erano disponibili all’utente; l’era del personal computer (PC), in cui tutti i componenti principali sono nelle mani della persona, dell’utente; e l’era del Cloud, che assomiglia molto alla prima era. COn la terza era, succede che per riuscire ad operare noi abbiamo sempre ormai bisogno di una connessione”.

Arriva così a parlare di Intelligenza Artificiale e ammonisce: “Sotto il termine intelligenza artificiale c’è anche la robotica, c’è l’elaborazione del linguaggio naturale, ci sono i sistemi esperti, c’è la visione, c’è la pianificazione, c’è l’ottimizzazione delle risorse. Nella cosiddetta intelligenza artificiale ci sono tanti domini, tanti sottodomini e quindi è improprio definire questo unico termine che è poi un chatbot a tutti gli effetti, cioè una macchina che parla e con la quale posso dialogare o perlomeno mi illude di un dialogo. È improprio definire l’intelligenza artificiale. sarebbe meglio aprlare di macchine calibrate con tanti dati”.
