Un milione di commenti d’odio: i risultati del Barometro dell’Odio nello Sport

Presentata oggi presso la sede del CONI a Roma la seconda edizione del Barometro dell’Odio nello Sport, la ricerca condotta dal centro CODER dell’Università di Torino nel quadro del progetto nazionale Odiare non è uno sport. a cui Impactskills ha collaborato attivamente. Allarmanti i dati sulla crescita dell’hate speech online.

Lo studio – che fa seguito a una prima edizione realizzata nel 2019 – ha monitorato per tre mesi, dal 1° Ottobre 2022 al 6 Gennaio 2023, i social (Facebook e Twitter) delle 5 principali testate sportive italianeGazzetta dello SportTuttosportCorriere dello SportSky Sport e Sport Mediaset, identificando quattro principali dimensioni dell’hate speech: linguaggio volgare, aggressività verbale, aggressività fisica e discriminazione.

Su un totale di  3.412.956 commenti su Facebook e 29.625 su Twitter analizzati, circa un milione sono stati classificati come hate speech e circa 200.000 contenevano almeno un riferimento alla discriminazione.

Rispetto ai dati del 2019, emerge che la percentuale di post a cui non fanno seguito commenti d’odio su Facebook è diminuita dal 25,7% al 15,1%, mentre i post con più di 25 commenti di hate speech sono aumentati dal 13,6% al 29,8%. Anche su Twitter, dove il volume dei commenti è decisamente inferiore, la percentuale di hate speech è cresciuta in maniera significativa: il 54,9% dei commenti è stato identificato come hate speech, mentre nel 2019 il dato era del 31%. 

«Il fenomeno – spiega il professor Giuliano Bobba, tra gli autori della ricerca – è in crescita. Guardando i dati complessivi, soprattutto Facebook, perché Twitter veicola ormai pochi commenti, vediamo che il livello di hate speech generale è aumentato. Il linguaggio d’odio è ormai un elemento strutturale delle conversazioni sportive».

La dimensione più frequente di hate speech è rappresentata dall’aggressività verbale con una percentuale che su Facebook è pari al 67,3%, seguita da espressioni di linguaggio volgare (22,1%). Discriminazione ed espressioni riconducibili a forme di aggressività fisica registrano invece valori leggermente più bassi nel 2022 rispetto al 2019, passando rispettivamente dal 7% al 6,5% e dal 6% a al 4,1%. 

All’evento di presentazione della ricerca, moderato dalla giornalista Annamaria Sodano, hanno preso parte il presidente del Centro Sportivo Italiano, Vittorio Bosio, il dirigente del Centro Nazionale Sportivo Libertas, dottor Rosati, il dottor Carlo Mornati, Segretario Generale CONI, Sara Fornasir coordinatrice nazionale del progetto Odiare non è un Sport, e  Giuliano Bobba Antonella Seddone, professori dell’Università di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società, che hanno condotto la ricerca e illustrato i dati del Barometro. A seguire sono intervenuti Alessia Pieretti, pentatleta, Ingrid Van Marle, Presidente dell’Associazione Medaglie d’Oro al Valore Atletico (campionessa mondiale di pattinaggio), e il bronzo olimpico di canottaggio Stefano Oppo con un videomessaggio.

Alla luce di quanto emerge dalla ricerca, diventa allora ancora più importante lavorare con i giovani per studiare e contrastare il fenomeno. «Il Barometro dell’Odio nello Sport – ha commentato Sara Fornasir – Coordinatrice del progetto “Odiare non è uno sport” – documenta l’allarmante crescita di un fenomeno che definisce con toni offensivi e discriminatori il contesto culturale in cui gli utenti del web interagiscono quotidianamente. Interessante è vedere il confronto tra quanto avviene nello sport ad alto livello e il lavoro fatto dagli enti di promozione sportiva con le società dilettantistiche. I giovani possono essere divulgatori di una comunicazione orientata invece al rispetto e alla tolleranza, proprio per questo il progetto “Odiare non è uno sport” sviluppa un grande numero di interventi educativi in classe e nelle società sportive »

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