Campagne di comunicazione sociale: le più interessanti del 2023

Comunicazione sociale

Scene e dialoghi cinematografici, messaggi forti e diretti, immagini suggestive, documentari. Il video è il linguaggio più utilizzato nella comunicazione sociale. Veicolato online, via social, in televisione è lo strumento più efficace per generare impatto e coinvolgere un ampio numero di spettatori e utenti.

Tra le campagne di comunicazione sociale del 2023, ne abbiamo selezionate quattro, che ci sono sembrate particolarmente interessanti. Due sviluppate da brand commerciali, due di ONG. E ben tre sono italiane.

La fame non è un gioco

Quattro giocatori seduti, impegnati in un gioco da tavola. Si pesca una carta, si tirano i dadi e tutto può succedere: eventi climatici estremi, catastrofi, crisi economiche e umanitarie. I quattro giocatori sono la cantante Fiorella Mannoia, l’ex rugbista Martin Castrogiovanni, il comico Gabriele Cirilli e l’attore Gigio Alberti. Diretti da Luca e Marcello Lucini, giocano una partita contro l’indifferenza per Amref.

La Campagna “La fame non è un gioco” è andata in onda su Rai, Mediaset, La7 e sulle reti Sky con un duplice obiettivo: avvicinare agli spettatori problemi che a volte sembrano troppo lontani dalla nostra quotidianità e sostenere la raccolta fondi per finanziare gli interventi nelle aree più fragili di Burkina Faso, Sud Sudan e nelle zone semi desertiche dell’Etiopia e del Kenya.

Niente sconti nella lotta alla violenza contro le donne

“Anche per noi è tempo ​di ribassi. Ma quelli che ci prepariamo a mettere ​in mostra sono senza precedenti.​ Scopri di più sui nostri canali il 13 novembre”. Così ActionAid, sulla sua pagina Instagram, annunciava a inizio novembre il “Black Freeday”​.

“Black Freeday” è la campagna realizzata da Serviceplan per ActionAid Italia. L’idea è quella di approfittare del “black friday” per attirare l’attenzione sul solo sconto che non ha abbastanza visibilità: quello che interessa i fondi destinati alla prevenzione della violenza di genere. Fondi che, dal 2022 al 2023, sono scesi del 70%, passando da 17 a 5 milioni. È l’attrice Claudia Gerini, ambasciatrice di ActionAid, a snocciolare i dati che raccontano la grave insufficienza delle politiche nazionali, rispetto a un fenomeno che in Italia conosce numeri vertiginosi. Il 31,5% delle donne, tra i 16 e i 70 anni, ha subito qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita e nel 2023, sono state 118 le donne uccise, di cui 96 in ambito familiare o affettivo.

Plasmon e i bambini di domani

Siamo nel 2050. Nasce Adamo, l’ultimo bambino a nascere in Italia. Tre anni dopo, i reparti maternità degli ospedali, così come gli asili nido e le materne sono vuoti, abbandonati. I genitori di Adamo da un lato raccontano la loro felicità di avere avuto un figlio, dall’altro la preoccupazione per il futuro che lo aspetta, senza compagni di gioco, senza coetanei.

E soprattutto emerge la domanda sottesa: che futuro può avere un paese senza bambini? Una storia ambientata nel futuro, che parla del nostro presente. Un frutto delle scelte del nostro presente.

“Adamo 2050. Una storia vera dal futuro” è il documentario realizzato da Plasmon, nell’ambito del progetto Adamo50, realizzato in collaborazione con la Fondazione per la Natalità, con l’intento di contrastare il declino demografico italiano. Il progetto si pone l’obiettivo di coinvolgere istituzioni e imprese per sviluppare soluzioni concrete, rispondendo al marcato calo del 25% delle nascite in Italia nel 2021 rispetto a dieci anni prima.

I prossimi 50 anni di Patagonia

Per celebrare il suo 50° anniversario, il marchio Patagonia ha deciso di guardare ai prossimi 50 anni, suoi e soprattutto del pianeta. Perché, “per avere un pianeta prospero, ancora prima che un business prospero, è necessario che tutti e tutte noi facciamo la nostra parte, con le risorse disponibili”, si legge sul sito. E per esprimere il concetto in modo convincente, hanno realizzato il filmato “What’s next?” in cui, attraverso una serie di immagini dal grande impatto visivo, racconta il proprio concetto di futuro: “salvare il nostro pianeta”.

Non si tratta di un semplice spot, ma dell’ultimo passo di un percorso avviato nel 1973, quando lo scalatore Yvon Chouinard ha fondato l’azienda tessile.

Un percorso che nel 1985 ha portato Patagonia a impegnarsi a donare l’1% del proprio fatturato annuo a progetti di tutela dell’ambiente. Fino alla decisione senza precedenti del 20220, quando Yvon Chuinard ha deciso di cedere l’azienda a una serie di ONG, che si occupano della tutela ambientale: tutti i profitti che non vengono direttamente investiti nell’azienda sono utilizzati per combattere il cambiamento climatico.

E quest’anno, per il cinquantennale, il rinnovo dell’impegno: “Abbandoniamo la crescita fine a sé stessa e usiamo la ricchezza che creiamo per ripristinare e proteggere la Terra”.

Related Articles