Odiare non è uno sport

Odiare non è uno sport

Percorsi educativi per prevenire e contrastare l’hate speech nello sport

Il progetto intende sviluppare una nuova concezione di cittadinanza che faccia del rispetto un valore fondamentale e vuole contrastare la circolazione online di discorsi d’odio legati all’ambito sportivo coinvolgendo scuole e società sportive dilettantistiche.

Avviato nel 2020 con uno studio del fenomeno dell’hate speech (discorsi di odio) affidato all’Università di Torino (Centro Coder), che ha elaborato il primo Barometro dell’Odio nello sport monitorando i principali social media e le testate giornalistiche sportive, il progetto Odiare non è uno sport ha raccolto le testimonianze di campioni dello sport azzurro, come Igor Cassina, Paola Egonu, Stefano Oppo, Alessia Maurelli, Frank Chamizo, Valeria Straneo, Angela Carini e tanti altri.

«Lo sport crea legami ed è importante per creare fraternità»
— Lilian Thuram

Odiare non è uno sport è ripartito nel 2022 e il nuovo percorso prevede la creazione di un secondo Barometro dell’Odio nello sport e il coinvolgimento in percorsi formativi interattivi e multimediali sulle dinamiche dell’odio nello sport 600 docenti di scuole secondarie, 540 allenatori sportivi del target giovanile, 300 dirigenti di società sportive, 2.200 studenti di scuole secondarie di primo e secondo grado e 900 giovani sportivi della fascia tra gli 11 e i 18 anni.

Il percorso formativo

Odiare non è uno sport – percorso didattico

Odiare non è uno sport – percorso didattico

Disponibile

Il percorso didattico per studenti delle scuole secondarie dedicato al riconoscimento e al contrasto dell’hate speech