Barriere linguistiche: come la tecnologia viene incontro ai migranti

Da tempo ormai i migranti sfruttano la rete e le sue possibilità per affrontare e superare le difficoltà che incontrano nel loro percorso, ma anche per restare connessi con i propri affetti e la propria identità. E se fosse invece la rete stessa a venire incontro ai migranti? Se fossero nel web le risposte più efficaci alla crisi migratoria che stiamo vivendo?

di Camilla Fogli

Sempre più frequentemente, negli ultimi anni il web è stato lo strumento attraverso il quale sono passati e passano ancora i nuovi processi di integrazione e accoglienza. Sono sempre più numerose le iniziative e gli strumenti online dedicati a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. In rete è possibile incontrare centinaia di attori sociali e istituzionali, sensibili ad utilizzare l’innovazione tecnologica per questo scopo.

Uno dei problemi più rilevanti che i migranti si trovano a dover affrontare è quello della comunicazione, dell’interazione con le comunità ospitanti o di passaggio. Comunicazione che spesso, soprattutto a causa di limiti linguistici, non avviene, portando così ad un sempre maggiore isolamento. Negli ultimi anni sono esplose le soluzioni tecnologiche volte ad aiutare i migranti nel superamento delle barriere linguistiche: dalla traduzione di testi e conversazioni in tempo reale all’apprendimento di una lingua.

app refugees
Fonte: tarjim.ly

Gli esempi sono tantissimi.

Tra le soluzioni più popolari troviamo Tarjimly: un servizio di traduzione istantanea disponibile 24/7. Si tratta di una chatbot su Facebook Messenger che permette ai migranti di accedere ad un network che nel 2021 ha registrato più di 1 milione di traduttori volontari, per far fronte alle necessità quotidiane. Sempre nel 2021 sono stati più di 100.000 i rifugiati aiutati attraverso l’applicazione.

La chat può essere personalizzata: una volta effettuato l’accesso l’utente può identificarsi a seconda del proprio ruolo e selezionare la lingua che preferisce. Il software è stato creato da un gruppo di tre studenti del MIT di Boston, è disponibile sia in formato web che app e fornisce il servizio in più di 80 lingue.

Per l’apprendimento reale di una lingua va poi segnalato – seppur ancora in fase di sviluppo – il progetto Meets, vincitore dell’hackaton di Techfugees tenutosi a Roma lo scorso aprile. È un chatbot educativo, sempre su Messenger, volto ad aiutare i richiedenti asilo ad imparare la lingua e le usanze del paese ospitante tramite quiz e giochi interattivi.

Un’altra soluzione per l’insegnamento delle lingue arriva dagli Stati Uniti, dove un gruppo di studenti della Columbia University ha fondato NaTakallam, che in arabo significa “noi parliamo”. Si tratta di una piattaforma web che mette in contatto rifugiati siriani con studenti e lavoratori che vogliono dedicarsi all’apprendimento della lingua araba. Tramite colloqui virtuali, rifugiati dislocati per tutto il mondo mettono a disposizione parte del loro tempo per chiacchierare, letteralmente, con chiunque voglia praticare l’arabo. Così facendo diventano partner di NaTakallam e hanno accesso ad uno stipendio nonché ad una formazione professionale per l’insegnamento dell’arabo.

E per i più piccoli? Ci pensa Benvenuti ABC , una mobile app ideata dall’illustratrice tedesca Anna Karina Birkenstock e sviluppata dalla piattaforma PubCoder. Si tratta di un piccolo dizionario virtuale, composto nella sua versione originare da 150 parole di uso comune. Uno strumento semplice e intuitivo, pensato per i più piccoli.

Benvenuti ABC
Fonte: pubcoder.com

Ogni vocabolo ha la propria scheda, arricchita da un’illustrazione, opera di uno dei 120 illustratori che hanno partecipato al progetto. Infine, l’apprendimento è facilitato da elementi interattivi, come immagini animate, voci e suoni registrati da doppiatori professionisti. Inizialmente disponibile solo in inglese e tedesco, la nuova versione dell’app prevede anche l’italiano e l’arabo.

Photo Credit: IOM/Muse Mohammed

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