La dimensione socio-politica dell’Intelligenza Artificiale

Presentazione ricerca Intelligenza Artificiale e cooperazione

Alla presenza di un pubblico numeroso e partecipe, è stata presentata mercoledì 5 febbraio, la ricerca “Artificial Intelligence in Development and Humanitarian Work: Promises, Paradoxes, and Perils” (L’intelligenza artificiale nello sviluppo e nel lavoro umanitario: Promesse, paradossi e pericoli), realizzata da Impactskills, in collaborazione con Università di Torino e Università di Manchester e sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (sempre sul tema Intelligenza Artificiale, Impactskills propone un altro appuntamento, mercoledì 11 febbraio, alle 17,30, sempre su Zoom: la masterclass gratuita “IA in educazione – serve?).

Oltre a fornire alcuni punti salienti emersi ricerca, il webinar è stato l’occasione per approfondire e ampliare il dibattito, grazie agli interventi di numerosi ospiti ed esperti.

Ad aprire i lavori, l’intervento della dottoressa Giuliana Del Papa, capo dell’Unità analisi e programmazione del MISE, che ha sottolineato l’importanza della ricerca: “Come Ministero stiamo cercando di favorire un approfondimento sul tema dell’IA, dei suoi impatti e dei rischi etici che si porta dietro nel nostro vicino: il bacino del Mediterraneo e l’Africa”. Ha inoltre sottolineato come l’Unione europea possa giocare un ruolo importante nella partita dell’IA:

“Siamo stati i primi a sviluppare unanormativa, certo non competiamo come investimenti, ma possiamo accelerare nel fornire un ambiente favorevole e sicuro per l’innovazione”.

Elementi salienti della ricerca

Ron Salaj, Strategic & Research Director at ImpactSkills e autore della ricerca, ha poi evidenziato alcuni punti chiave emersi dal suo lavoro.

Punto di partenza, inserire il tema nell’ambito della policrisi che caratterizza la nostra epoca, caratterizzata da crisi interconnesse (dalle guerre all’emergenza climatica): su questo substrato si inserisce un ulteriore livello di complessità rappresentato dalla ricoluzione tecnologica. Inoltre, è fondamentale tenere in considerazione alcuni elementi: l’IA è la prima e unica tecnologia che imita con successo il comportamento umano, non è e non sarà mai una tecnologia neutrale, calata nei contesti reali può diventare imrpevedibile e pericolosa.

Si propone poi una tassonomia preliminare dell’IA che ha permesso di individuare cinque categorie principali di IA nel settore umanitario: IA predittiva, IA generativa, IA assistiva, IA per l’ottimizzazione e IA per il riconoscimento facciale.

Infine, le raccomandazioni della ricerca sono articolate in tre pilastri principali. In primo luogo, si richiama alla democratizzazione dell’expertise e dell’elaborazione delle politiche nell’era dell’IA. In secondo luogo, vengono fornite sei raccomandazioni concrete per i decisori politici in diverse aree, che spaziano dall’adozione di principi etici by-design alla ricerca contestuale e transdisciplinare, e molto altro. In chiusura, viene introdotto il Modello del Divario tra Hype e Realtà dell’IA. Questo framework mira ad affrontare le sfide poste dall’hype che circonda l’IA nei settori dello sviluppo e umanitario. Un hype che spesso impedisce di comprendere appieno le reali potenzialità, ma anche i limiti e gli impatti dell’IA.

Spunti di riflessione

Hanno contribuito ad animare il dibattito gli interventi di tre esperti, che hanno evidenziato alcune delle questioni emerse dalla ricerca, proponendo chiavi di letturae di riflessione.

Guido Boella: oltre la tecnologia

L’IA non è solo una tecnologia, ma un sistema economico, politico e sociale.

Occorre sfidare la narrazione delle Big Tech, che presentano l’IA come un progresso inevitabile, senza considerare le implicazioni sociali ed etiche.

Chiara Certomà: Ripoliticizzare la tecnologia

L’IA non è neutrale: il suo design implica scelte politiche e sociali. Forse, sarebbe utile iniziare a considerarla non come scienza dura, ma come scienza sociale.

Nella sua definizione, la tecnologia sociale costituisce la base delle decisioni di governo; consente di utilizzare teorie e metodi sociali per uno scopo in politica e introduce una concezione specifica del potere tra individuo e poteri pubblici. Pertanto, modifica il governo in tre modi: Fornisce agli esperti il potere di definire soluzioni per i problemi sociali sulla base delle conoscenze delle scienze sociali. Trasforma il governo. Infine, esemplifica un sistema di supporto per un metodo ordinato del modo di governare, consente la condotta degli altri e di se stessi sulla base di competenze scientifiche. Definizione che ben si sposta con l’IA. Così facendo possiamo ripoliticizzare il problema.

Sarebbe interessante mappare geometrie di potere che sottostanno a diverse AI e vedere in termini di reti quali sono le reti che ci sono sotto, come sono geograficamente distribuite (geografie del potere)

Gianluca Iazzolino: L’IA e la ridefinizione dello sviluppo

L’IA sta trasformando il concetto di sviluppo, sfumando i confini tra business e cooperazione. Grandi aziende e società di consulenza influenzano le scelte dei governi, mentre la ricerca sull’IA è dominata da laboratori aziendali, con un impatto diretto su efficienza, accountability e trasparenza.

In conclusione, come affrontare questa trasformazione?

Penso che sia fondamentale migliorare la nostra alfabetizzazione sull’IA, comprendendola non solo come un sistema tecnologico, ma come un fenomeno socio-politico che influenza la definizione delle politiche e la distribuzione delle risorse.

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