Cooperazione internazionale: un’impresa, un progetto

Fare un percorso di lavoro e di vita nella cooperazione internazionale è una strada e un’impresa personale e collettiva appassionante e interessante. È arricchente la sfida di dialogare con altre culture, di viaggiare e immergersi in contesti profondamente diversi dai nostri, di lavorare con diverse lingue, di collaborare con colleghe e colleghi che vengono da cammini lavorativi, familiari, culturali, religiosi altri…

Dal 1991 come neo ingegnere ad oggi, ho percorso questa strada, tra periodi in Africa e mansioni più di coordinamento e ora di consulenza; non mi sono mai pentito e considero un privilegio l’averla potuta realizzare finora.

Si tratta comunque di una sfida che è come un’impresa nel mondo di oggi

È una scelta di campo, per provare a costruire ponti tra i popoli, e a ridurre le grandi disuguaglianze e storture sociali economiche e ambientali dell’umanità e del pianeta in questo inizio di XXI secolo. 

Un’impresa che ci chiede coraggio, studio, flessibilità, e un po’ di passione. Un’impresa che è personale ma anche collettiva, fatta di organizzazioni piccole e grandi, private e pubbliche, in cui però sono le persone che fanno la differenza.  L’impatto, l’effetto delle azioni di cooperazione internazionale, dipende in gran parte dalle persone che le agiscono, dalle loro capacità tecniche e umane, e dalle relazioni che si creano fra di esse e quindi fra le organizzazioni, i Paesi, le città, i diversi Enti. Nonostante oggi sembri prevalere la burocrazia anche in questo settore, con mille richieste procedurali e di documentazione nei progetti, si tratta di un percorso lavorativo che arricchisce come persone e come professionisti, e fa tenere aperti gli occhi sui problemi del mondo, dei Paesi più vulnerabili, e fa ragionare ed agire su cosa e come fare per risolverli e per rimuoverne le cause scatenanti.

Il processo di elaborazione di un progetto di cooperazione è anch’esso un’impresa affascinante: dobbiamo coinvolgere gli attori internazionali e locali, effettuare studi e analisi del contesto, studiare e concordare strategia, obiettivi, risultati, attività, metodologia, indicatori, programma di azione, e confrontarci nel contempo con il mondo dei finanziatori. È la disciplina della progettazione nella cooperazione internazionale, che è parte del nostro mestiere. 

Essere capaci di elaborare un buon progetto nel modo giusto e in maniera partecipata è uno degli elementi di riuscita dello stesso, e quindi ci aiuterà a perseguire quegli scopi sociali che ci prefiggiamo.  Gli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile come lottare contro povertà e fame, ridurre le disuguaglianze, o contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici, si realizzano quindi attraverso programmi e progetti che hanno una loro costruzione precisa, e devono mettere insieme molti elementi.  Il tutto sapendo che stiamo sempre all’interno delle scienze “umane” e che “cambiare il mondo” passa attraverso le mille strade tortuose della vita delle persone e dell’umanità.

Il corso di ImpactSkills di progettazione che è il primo elemento nel percorso di “Lavorare nella cooperazione internazionale” permette – attraverso un percorso teorico e pratico – di acquisire le skills per leggere, analizzare ed elaborare gli elementi principali di un progetto, di orientare il suo senso e prevedere il suo impatto sociale.  Capiremo insieme le modalità con cui azioni come un acquedotto o un fondo di microcredito possono essere efficaci solo se inquadrate in obiettivi e risultati sensati, e realizzati con i diversi attori con metodologie adeguate. E ci orienteremo anche nelle principali teorie e metodi della concezione e gestione del ciclo di progetto che i finanziatori utilizzano oggi, sperimentandoci su casi concreti di progetto.

Si tratta di una esperienza di apprendimento e di riflessione – che chi progetta può ripetere molte volte negli anni (ma che non vede mai un caso uguale all’altro!) – e che personalmente mi ha aiutato a ragionare su quello che si fa nella cooperazione internazionale ma anche in altri pezzi di vita, una griglia di analisi e di lavoro per costruire percorsi personali, lavorativi, familiari e per concepire nuovi scenari di giustizia sociale, e di “cambiamento”.

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